GOVERNO CONTE II

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Giuseppe Conte Presidente del Consiglio
Luigi Di Maio sarà ministro degli Esteri; all'Interno l'ex prefetto di Milano Luciana Lamorgese. All'Economia Roberto Gualtieri del Pd.

La lista della squadra di governo.
Ecco chi sono i ministri del Conte-bis, a quale partito appartengono e quale incarico hanno rivestito finora.

Sottosegretario alla presidenza del Consiglio: Riccardo Fraccaro (M5s), ex ministro dei Rapporti col parlamento.

Interno: Luciana Lamorgese, prefetto ed ex capo di gabinetto del ministro dell’Interno con Angelino Alfano e Marco Minniti.

Economia: Roberto Gualtieri (Pd), europarlamentare e presidente della Commissione problemi economici e monetari all’Europarlamento.

Difesa: Lorenzo Guerini (Pd), deputato ed ex sindaco di Lodi. Dal 2014 al 2017 è stato vicesegretario del Partito democratico.

Istruzione, università e ricerca: Lorenzo Fioramonti (M5s). Nel precedente governo, era viceministro al Miur. Si era distinto per la creazione di un “osservatorio contro i baroni universitari”, chiamando con sé Dino Giarrusso: non se ne è saputo più nulla.

Sviluppo economico: Stefano Patuanelli (M5s), capogruppo del partito al Senato.

Riforme e rapporti con il parlamento: Federico D’Inca (M5s), ex capogruppo del partito alla Camera.

Esteri: Luigi Di Maio (M5S), capo politico dei pentastellati, ex vicepremier ed ex ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico.

Politiche europee: Vincenzo “Enzo” Amendola (Pd), già sottosegretario agli Esteri e alla cooperazione internazionale nel governo Gentiloni, attuale responsabile nazionale agli Esteri del Pd.

Sanità: Roberto Speranza (LeU), ex capogruppo del Pd alla Camera, tra i fuoriusciti che hanno fondato il gruppo Liberi e uguali.

Pubblica amministrazione: Fabiana Dadone (M5s), parlamentare e referente della piattaforma Rousseau per lo Scudo della rete, uno strumento di tutela legale in difesa degli iscritti e degli eletti del Movimento e dell’associazione Rousseau.

Giustizia: Alfonso Bonafede (M5s), riconfermato nel suo ruolo.

Cultura e turismo: Dario Franceschini (Pd), già ministro dei Beni culturali nei governi Renzi e Gentiloni. In passato è stato anche sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio e ministro per i rapporti col Parlamento.

Ambiente: Sergio Costa, riconfermato nel suo ruolo.

Infrastrutture: Paola De Micheli (Pd), vicesegretaria del partito, già viceministro Economia e commissario per il terremoto.

Lavoro: Nunzia Catalfo (M5s), senatrice e presidente della commissione Lavoro a Palazzo Madama, prima firmataria del disegno di legge sul reddito di cittadinanza.

Affari regionali: Francesco Boccia (Pd), deputato vicino al segretario del Pd Nicola Zingaretti. È stato inoltre presidente della commissione Bilancio della Camera fino al 22 marzo 2018.

Sud: Giuseppe Provenzano (Pd), direttore dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel mezzogiorno (Svimez).

Agricoltura: Teresa Bellanova (Pd), senatrice e sindacalista. È stata viceministro dello Sviluppo economico sotto i governi Renzi e Gentiloni e, in precedenza, sottosegretario al Lavoro sotto Renzi.

Sport e questioni giovanili: Vincenzo Spadafora (M5s), ex sottosegretario di stato alla presidenza del Consiglio con delega alle pari opportunità.

Innovazione: Paola Pisano (M5s), ex assessore all’innovazione al comune di Torino.

Famiglia: Elena Bonetti (Pd), professore associato di analisi matematica all’università di Milano.

Congresso Provinciale della Democrazia Cristiana

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IL SEGRETARIO NAZIONALE

CONGRESSO PROVINCIALE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA

Bergamo- 29 Settembre 2019

 

Nel porgere un caloroso saluto a rutti i presenti, unitamente al v. segretario nazionale on. Baruffi, al dirigente nazionale Enti Locali e segretario della D.C. del Piemonte dr. Carmagnola e alla dott.ssa Baroni commissario regionale della D.C. Lombarda, desidero ringraziare il dr. Spotorno e i suoi collaboratori che hanno promosso e consentito questo incontro.

Ho accolto con particolare gradimento l'invito a presiedere questo congresso, ricordando che, tanto tempo fa, venni a presiedere un vivace congresso dei giovani democristiani bergamaschi. Era un periodo di contestazione studentesche, di lotte operaie, di battaglie per la pace che animavano il dibattito politico, ma costituivano nel contempo occasione di impegno e laboratorio di idee, di proposte politiche e di formazione di classe dirigente.

Bergamo del resto è stata una grande fucina di formazione di classe dirigente che ha rappresentato degnamente il Partito e il Paese.

Consentitemi, scusandomi per le omissioni, ricordare almeno tre persone che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare: un grande Ministro dell'Agricoltura l'on. Pandolfi, un parlamentare e politico di elevate qualità l'on. Mariolina Moioli e il mio amico, storico delegato dei giovani democristiani con il quale ho condiviso una esaltante stagione di impegno politico Gilberto Bonalumi.

A Bergamo, oggi la D.C. riprende l'attività politica e riparte con un rinnovato progetto e con un nucleo dirigenziale che sarà con questo congresso pienamente e democraticamente legittimato dai soci del Partito.

Dopo il congresso provinciale di Como e le tante iniziative svolte e in corso di svolgimento in tutta Italia possiamo dire che oggi da Bergamo parte un ulteriore significativo impegno ad unire il popolo democristiano in tutto il Paese attorno al progetto politico di far rinascere, rinnovandola, la Democrazia Cristiana.

Qualcuno potrà pensare ad una velleitaria iniziativa nostalgica. Siamo democristiani non pentiti, mentre altri partiti rinnegano le loro radici. In effetti noi siamo orgogliosi di un passato che però è già consegnato alla storia per il contributo dato dalla D.C. alla rinascita del Paese e alla difesa delle istituzioni democratiche.

Oggi infatti guardiamo avanti e riproponiamo con forza le motivazioni alte del nostro impegno politico, convinti che l'idea democristiana è viva e vitale e, ricollegandosi al messaggio sturziano, supera la dimensione temporale e riafferma attualizzandoli i valori della libertà, della democrazia, della difesa della famiglia e della vita, del diritto al lavoro, della solidarietà, della sussidiarietà. della ricerca e della promozione del bene comune.

Questi oggi come ieri sono i nostri valori che ci contraddistinguono e ci identificano come partito e come forza politica.

Qualcuno maliziosamente dice che la D.C. era morta e non può risorgere. Non è così perché il nostro impegno non si è esaurito con la formale cessazione della D.C. a seguito dell'improvvido provvedimento adottato dall'on. Martinazzoli nel 1994, ma la presenza politica si è diluita nei tanti rivoli delle formazioni politiche e associative scaturite dalla cosiddetta diaspora democristiana e la Cassazione ne ha sancito la continuità dell'esistenza giuridica con la sentenza del 2010.

L 'idea democristiana è rimasta però sempre viva e vitale, non ha mai perso la sua forza e come un fiume carsico sta riemergendo con rinnovata energia per proporre sulle antiche radici un progetto idoneo per la nuova stagione politica. Per ottenere il consenso sulla nostra proposta dobbiamo però, secondo l'insegnamento sturziano, tornare come facciamo oggi a Bergamo a parlare tra la gente e con la gente, per stare con le persone e prestare attenzione ai loro bisogni.

Per questo in un momento complesso sul piano economico e sociale, la D.C. ha il dovere di ricercare un nuovo rapporto con la società civile di promuovere una nuova stagione di diritti e doveri, di difesa dei lavoratori e di sostegno alle imprese, di tutela dei più deboli e di garanzia di qualità della vita. Abbiamo il dovere di dare risposte ai problemi delle famiglie, delle giovani coppie sempre più in difficoltà rispetto al costo della vita e ai giovani alla ricerca di un posto di lavoro o di un impegno professionale.

Sviluppo e lavoro sono gli obiettivi ai quali leghiamo prioritariamente il nostro impegno, perché riguardano la crescita economica e la coesione sociale e territoriale del Paese.

La risposta non può venire dai provvedimenti di carattere sostanzialmente assistenziale decisi dal precedente governo che, non producendo nuovi investimenti, non creano nuova ricchezza e possibile reale nuova occupazione.

Anche ipotizzando una coraggiosa espansione della spesa pubblica, occorrevano provvedimenti sostanziali di sostegno alle attività produttive, con la riduzione del cuneo fiscale, l'incentivazione a creare nuovi posti di lavoro e un ampio piano di ammodernamento del sistema produttivo e infrastrutturale del paese.

Per una politica di cambiamento, occorre proporre un coerente indirizzo politico e l'adeguatezza del governo attuale, pur rappresentando paradossalmente un passaggio positivo rispetto al precedente, potrà essere verificata solo col tempo e con i fatti.

Nonostante la asserita volontà di procedere in discontinuità, questo governo, pur legittimamente espresso da una maggioranza parlamentare, fa intravedere luci ed ombre per la genericità dei propositi, la vaghezza del programma, l'evanescenza degli obiettivi.

Il governo è costruito su un'intesa politica tra forze diverse che non hanno una comune base sociale ed ha trovato il consenso soprattutto come argine al rischio di un governo di estrema destra nel cuore dell'Europa.

Certamente va infatti rilevato che la costituzione della maggioranza di governo giallorossa ha messo un freno alla politica rancorosa e avventuristica di Salvini che prefigurava scenari inquietanti per la salvaguardia degli equilibri a fondamento delle istituzioni democratiche scaturite dalla Costituzione Repubblicana.

Si sono risvegliate le coscienze di chi ha a cuore la difesa della democrazia parlamentare e il bilanciamento dei poteri, che sono l'argine voluto dai padri costituenti contro la tentazione di "un uomo solo al comando".

E' prevalso, alla fine il senso di responsabilità istituzionale, con la sapiente conduzione da parte di un grande democristiano, il Presidente Mattarella.

Da questa vicenda il governo giallorosso di Conte, pur nella particolarità della composizione, nasce tuttavia con una recuperata credibilità a livello europeo che certamente può favorire intese sui temi economici e sull'immigrazione.

La sfida migratoria non si affronta veicolando un messaggio di odio verso il diverso ma offrendo una risposta ad un problema che è reale ed esige più sicurezza ed una migliore qualità della vita per tutti.

Inoltre la sfida migratoria non si affronta chiudendo porti e opponendo muri ad un fenomeno di grandi dimensioni, ma con un accordo complessivo che trova nelle recenti intese sottoscritte a Malta certamente un primo confortante segnale.

Occorre però proseguire su questa strada per riuscire a rivedere gli accordi di Dublino, per chieder di imporre con sanzioni l'obbligo di accoglienza ai Paesi contrari e soprattutto per stabilire rapporti di cooperazione nelle aree di provenienza dei migranti con un massiccio piano di investimenti che possa contenere all'origine i flussi migratori, altrimenti inarrestabili.

Altro tema prioritario è la crescente sensibilità sui problemi della salvaguardia dell'ambiente che ha toccato ormai all'assemblea dell'ONU i più alti livelli politici ed istituzionali ed è singolare che quello che non avevano ottenuto le argomentazioni di illustri scienziati sia riuscito invece attraverso un movimento di opinione giovanile trainato da una ragazzina di 16 anni.

Il vento della recessione sta progressivamente investendo tutti i Paesi dell'Unione Europea e l'impegno per la salvaguardia ambientale può essere una opportunità. Cresce la consapevolezza che bisogna contrastare gli effetti negativi dei movimenti climatici, affrontare il dissesto idrogeologico, fermare il consumo del suolo, contenere l'utilizzo di energie derivanti da materie fossili e recuperare risorse da investire su economia verde e circolare.

Inoltre è necessario un piano sull'innovazione, la ricerca e la formazione che permetta di guidare le grandi trasformazioni tecnologiche anziché subirle. In Europa sta maturando la convinzione che bisogna cogliere l'occasione per realizzare quello che viene definito un "green new deal" ossia per avviare una massiccia campagna di investimenti nel settore ambientale. La Germania si prepara a varare un piano da cento miliardi di euro, ma anche l'Italia dovrà fare la sua parte.

Un altro impegno condivisibile dell'intesa governativa è la modifica della legge elettorale dal maggioritario al proporzionale, se pur legata alla riduzione dei parlamentari e all'approvazione di un pacchetto di modifiche costituzionali. Questa ipotesi è osteggiata dalla destra che con un referendum promosso da cinque regioni chiede invece l'abolizione della quota proporzionale dall'attuale sistema elettorale. Ipotesi a rischio di incostituzionalità. Noi democristiani siamo storicamente favorevoli al sistema elettorale proporzionale, specie se vengono reintrodotte le preferenze che rafforzano il rapporto tra cittadini ed elettori e ridisegnano più realisticamente la rappresentanza delle forze politiche.

Nelle intese politiche il governo dovrebbe durare almeno fino all'elezione del Presidente della Repubblica, ma niente è prevedibile con certezza. Lo scenario politico è in evoluzione e ancor più lo sarà con il sistema elettorale proporzionale.

I “5 stelle”, ponendosi come partito post ideologico, n'è di destra n'è di sinistra, cercano di ritagliarsi un ruolo centrale che con la politica del pendolo può indifferentemente allearsi da una parte e dall'altra. Non a caso alcuni commentatori li definiscono già come la Balena Gialla. Dobbiamo contrastare con decisione questo schema che nel vuoto politico dei grillini, finirebbe per creare di fatto un nuovo bipolarismo tra un centro destra estremo come era quello del governo con la Lega e un centro sinistra sempre più radicaleggiante come quello espresso dall'attuale compagine governativa.

Lo scenario politico è in evoluzione con i nuovi protagonisti che si affacciano nell'area centrale dello schieramento politico ed elettorale: Renzi e Calenda.

Renzi, riproponendo di fatto un partito personale si muove a tutto campo per erodere consensi in tutte le direzioni, ma non ha ancora definito una strategia politica dichiarando in atto di guardare al futuro.

Calenda cerca adesioni in un'area liberal democratica in attesa di definire un progetto politico e operativo.

In Forza Italia il travaglio interno accentua sempre più il divario tra chi guarda alla destra sovranista e chi vuol restare ancorato all'area centrale che si ricollega ai valori liberal democratici.

Noi vogliamo operare per costruire un nuovo equilibrio politico. La strada è certamente impervia, ma va percorsa con consapevolezza, riproponendo ancora una volta, come abbiamo fatto in passato, un PATTO FEDERATIVO tra i partiti che si richiamano al popolarismo europeo e i movimenti politici cristianamente ispirati.

Noi siamo convinti che, riconfermando la laicità dell'impegno politico e operativo si debbano promuovere scelte aggregative che superino anche il tradizionale recinto della diaspora democristiana e ricercare la più ampia convergenza di partiti e movimenti che puntano alla costruzione di un nuovo umanesimo che interpreti pienamente i fermenti evolutivi che emergono dalla Dottrina sociale della Chiesa.

Non è più tempo di improvvisate esperienze associative o elettorali, come alle recenti elezioni europee, che se pur lodevoli, risultano di pura testimonianza politica e assolutamente irrilevanti sul piano elettorale. Allo stesso tempo non serve moltiplicare i partiti " bonsai". Il percorso aggregativo, pur nella salvaguardia delle identità originarie è comunque inevitabile se non vogliamo condurre alla progressiva dispersione e irrilevanza la cultura politica la partecipazione attiva dei cattolici alla vita del Paese.

La diaspora dei cattolici nell'impegno politico considerata (al tempo del Cardinale Ruini) come una occasione di testimonianza e di diffusione dei valori cristiani, e' risultata irrilevante sul piano parlamentare e governativo.

L'ultima riprova viene dalla decisione della Corte Costituzionale sulla Eutanasia e il suicidio assistito. L'appello accorato rivolto per un rinvio e una riflessione, al Parlamento e al Governo, alcune settimane fa da ben 72 associazioni di ispirazione cattolica (io è il prof. Giannone eravamo presenti) riunite con il Cardinale Bassetti Presidente della CEI è caduto nel vuoto.

Oggi occorre aprire una nuova stagione della presenza dei cattolici nella politica italiana, superando la divisione tra i cattolici della scelta religiosa e quelli della scelta sociale.

Bisogna incoraggiare quel nuovo protagonismo sociale e politico, che va emergendo, sollecitato anche dalle esortazione che vengono dal più alto Magistero e da tanti Vescovi, per impegnarsi con azioni concrete per il bene comune e il dovere civico.

Per questa ragione nel nostro impegno politico noi guardiamo con attenzione a quel variegato mondo dell'associazionismo di ispirazione religiosa impegnato (all'insegna della solidarietà) nella cultura, nell'imprenditoria, nel sociale, fiduciosi che i valori che ci accomunano possano tradursi con pazienza e perseveranza in un comune progetto politico.

Andare oltre il nostro recinto, guardare ad un campo più largo, significa anche tentare di ritrovarci insieme tra le varie componenti scaturite dalla diaspora della D.C. e con quanti si richiamano al popolarismo europeo.

Nelle scorse settimane abbiamo avviato un confronto ampio con forze politiche ed associazioni ed alcuni giorni fa abbiamo sottoscritto un documento d'intesa che impegna la Democrazia Cristiana storica, l'U.D.C. dell'on. Cesa e altri partiti dell'area cristiano sociale e popolare a costituirsi in federazione per perseguire un comune progetto politico ed elettorale che sperimenteremo già con le prossime elezioni regionali. Il documento sarà a breve sottoposto al confronto con un'ampia platea di associazioni politiche e di ispirazione religiosa, nell'auspicio dell'avvio di un comune percorso.

Attraverso il Patto federativo si tratta di costruire una aggregazione progressiva e un riferimento politico unitario strutturato funzionalmente per poter poi interloquire e allearsi elettoralmente con i partiti e i movimenti politici dell'area liberal democratica su un progetto politico alternativo alla destra e alla sinistra. Vogliamo in sostanza costruire nello scenario politico un'area centrale con una forte identità, caratterizzata dal senso di moderazione e di rispetto delle istituzioni e che scelga le alleanze in ragione di un progetto utile al Paese.

Per quanto ci riguarda, come democristiani, pur senza velleitarismi vogliamo conquistarci un ruolo da protagonisti nei processi evolutivi dello scenario politico e parlamentare che si va prefigurando davanti a noi. Per questo abbiamo convocato il Congresso Nazionale, per avviare un grande dibattito tra gli iscritti sugli obiettivi programmatici e sul progetto politico.

La piattaforma congressuale sarà portata all'esame del prossimo consiglio nazionale del Partito e parleremo di economia di scuola, di ambiente, di lotta alle disuguaglianze, della frattura fra i ceti produttivi, dell'indebolimento delle istituzioni intermedie, di coesione sociale e territoriale e non solo. Vogliamo aprire un grande cantiere politico un laboratorio per preparare (vino nuovo in otri nuovi) una nuova classe dirigente in grado di elaborare tesi per le scelte strategiche del Partito e progetti utili per il Paese.

Da molte parti ci guardano con ostilità e scetticismo, ma noi sappiamo, e la vostra presenza oggi ne è la dimostrazione, che c'è un popolo di democristiani, di cattolici popolari che aspetta di trovare un riferimento identitario nel quale riconoscersi politicamente ed elettoralmente.

Siamo orgogliosi della nostra identità e responsabilmente e senza velleitarismi Intendiamo proiettarla in una dimensione più ampia per fare di una D.C. rinnovata il centro motore dell'unità politica dei cattolici democratici.

È questa la sfida che abbiamo davanti a noi per dare una prospettiva di sviluppo democratico al nostro Paese e una speranza per il futuro alle nuove generazioni.